D. Politiche Sociali

D. Politiche sociali

D.1 Welfare di comunità

Per quanto riguarda i servizi sociali dei comuni, la scelta deve privilegiare l’utilizzatore finale. È necessario allora:

-ridurre l’apparato;

-deburocratizzare i processi;

-trasferire risorse più direttamente all’utente, abbattendo i costi delle strutture.

Le politiche sociali non possono identificarsi con l’ “assistenza sociale”: devono essere pianificate e realizzate attraverso il coordinamento dei vari assessorati che vengano coinvolti nel miglioramento della qualità della vita di aree della città e dei gruppi più vulnerabili dei cittadini – strumenti urbanistici, attrezzature sportive, verde pubblico, inserimenti lavorativi, sistema dei trasporti agevolati, politiche della casa, ecc.

Ogni sforzo deve essere compiuto perché servizi sociali e sanitari operino nelle stesse sedi e con procedure uniformi. E inoltre: valorizzazione del ruolo e delle funzioni della cooperazione sociale da parte di tutti gli enti.

Quel che chiediamo è quindi un “welfare di comunità”, dove le risorse della gente singola o associata, delle reti sociali, dei rioni siano arricchite (e non depotenziate) dalle istituzioni sanitarie, di servizio sociale, culturali ecc. Dove la sicurezza sia quindi prodotta non dai vigilantes ma dalla protezione sociale dei più deboli e dallo sviluppo dei legami sociali (di famiglia, di caseggiato, di rione, di circoli sportivi, ricreativi, culturali, ecc.).

D.2. Invece che in casa di riposo

Chiediamo al candidato sindaco di avere il coraggio di dire che le case di riposo devono essere superate. Chiediamo che il Comune apra un ufficio specifico su questi temi e che sostenga direttamente forme alternative all’istituzionalizzazione, per esempio fornendo agevolazioni alle persone anziane interessate ad andare a convivere, o rilanciando la figura del “portiere sociale”. L’ufficio “Invece che in casa di riposo” deve lavorare in stretta collaborazione con i punti unici dei Distretti Sanitari, che raccolgono la maggior parte delle richieste di aiuto riguardante le persone anziane. Avviamento di: a) 50 appartamenti di “coabitazione possibile” in un anno; b) di una campagna per l’attivazione del portiere solidale di caseggiato; c) di una campagna pubblica per il volontariato di pensionati in tutti gli ambiti (culturali, tempo libero, formazione, artigianale, assistenziale, etc., preventivamente individuati).

D.3. Il reddito di base (RdB)

Il reddito di base, introdotto tardivamente dalla precedente Giunta regionale, è stato presto abolito dall’attuale maggioranza. All’eliminazione dell’ RdB è seguita una riduzione e ulteriore frammentazione dei sostegni economici. Al nuovo sindaco chiediamo quindi di impegnarsi a fondo nella richiesta di reintroduzione del RdB; e di contribuire alla semplificazione delle procedure richieste per l’assegnazione dei contributi.

D.4. Gli asili nido

Occorre riprogrammare una politica concreta sugli asili nido, pubblici e privati, per dare risposta nelle sedi rionali alle domande.

NEL 2009: 400 DOMANDE INEVASE PER MANCANZA DI POSTI PUBBLICI

tipologia numero strutture numero posti
comunali 16 750
privati convenzionati 11 110
privati-privati 326

D.5. Potenziare le Microaree

Le Microaree sono aree sperimentali di intervento congiunto tra Comune, Ass, Ater e altre realtà di quartiere. Hanno dato risultati importanti in alcune zone della città. Le esperienze avviate vanno rafforzate ed estese in numero e intensità. Si tratta di progetti di sviluppo della rete dei servizi (sanitari, sociali ecc.) a livello di caseggiati e di azioni congiunte per migliorare l’habitat dei residenti, puntando su una partecipazione collettiva all’azione.

D.6. Cooperazione sociale

“Il sociale” – se gestito diversamente – può essere agente di sviluppo, cultura e ricchezza per la collettività. Alla nuova giunta chiediamo:

a) di agevolare i percorsi d’inserimento lavorativo delle persone provenienti dall’area del disagio, riservando alle cooperative che lo fanno il 5% del budget delle esternalizzazioni comunali (come del resto avviene già in alcune città italiane);

b) di richiedere nei bandi di gara per l’aggiudicazione degli appalti soprammenzionati quali saranno modalità e obiettivi che l’impresa si prefigge riguardo agli inserimenti lavorativi dichiarati;

c) di controllare la veridicità di quanto dichiarato dalla ditta vincitrice attraverso un’apposita commissione, composta oltre che dai funzionari pubblici anche dalle realtà sociali che operano su questi temi (associazioni dei familiari, associazioni di utenti, associazioni di categoria, ecc.).

Molti interventi innovativi di microimprenditorialità potrebbero essere sostenuti dal Comune attraverso cooperative sociali. Inoltre, le cooperative sociali potrebbero gestire le nuove iniziative proposte in questo programma in particolare quelle riguardanti i giovani, il verde pubblico, la raccolta differenziata, il fitorimedio, etc.

D.7. Rientro minori di età dalle comunità fuori provincia

La presa in carico dei minori di età in situazione di rischio o difficoltà deve essere fatta nel territorio di origine. Le comunità vanno sottoposte a una valutazione molto più rigorosa (sistema di accreditamento e controllo da parte della Regione) e devono essere incoraggiate e diffuse misure precoci a sostegno della genitorialità.

Sono forme alternative all’istituzionalizzazione: a) interventi domiciliari e nel contesto di vita, per salvaguardare la permanenza in famiglia; b) il ricorso temporaneo all’affido nella famiglia allargata o in altra famiglia; c) il sostegno concreto e articolato a una rete di famiglie di affido. Solo in forma eccezionale e sempre limitata nel tempo si dovrebbe ricorrere al ricovero in comunità.

E’ urgente realizzare 25 programmi di vita per i 25 minori che oggi si trovano fuori provincia, per lavorare per il loro rientro (salvo situazioni con comprovate esigenze di sicurezza). E’ urgente realizzare 91 programmi di vita per i 91 minori che si trovano in comunità nella provincia di Trieste.

D.8. Il garante dei diritti dei detenuti

La legge autorizza gli enti locali a nominare un “garante per i diritti dei detenuti”, legittimato a effettuare visite a sorpresa nelle prigioni, segnalare situazioni di particolare disagio e così via. Malgrado la situazione catastrofica delle nostre carceri (al Coroneo sono recluse 266 persone, a fronte di una capienza massima di 155 detenuti), in tutto il Friuli Venezia Giulia non è attivo nemmeno un ombudsman. Chiediamo con forza al nuovo sindaco di nominare al più presto un garante per il territorio triestino, e di spendersi affinché venga istituita una figura analoga a livello regionale.

D.9. Le misure alternative alla detenzione carceraria

La legge dispone una vasta gamma di pene alternative alla detenzione in carcere (dagli arresti domiciliari all’affidamento ai servizi sociali o a comunità terapeutiche). Il ricorso a queste misure, che generalmente garantiscono migliori possibilità di reinserimento sociale per le persone condannate, ci appare tanto più necessario in conseguenza dello stato disastroso delle nostre galere. Chiediamo quindi al sindaco di elaborare un piano finalizzato a rimuovere i colli di bottiglia che ostacolano il ricorso a misure alternative.

D.10. Progetto “iniquitalia”

Agenzie incaricate dallo Stato o dal Comune come esattorie relative a molte fattispecie sono ormai strumenti vessatori sulla cittadinanza. Chi deve pagare una multa o altro è giusto che paghi. Ma che ritardi, disguidi, equivoci ecc. configurino spesso interessi di “mora” del tutto iniqui, con ipoteche su beni essenziali (casa, auto, ecc.) sta determinando scenari di totale iniquità.

Il Comune di Trieste dovrebbe rivedere le procedure proprie in proposito e identificare una forma di tutela giuridica per il cittadino di fronte agli eccessi dell’agenzia esattoriale.

D.11. Per non dimenticare chi dimentica

Oggi a Trieste, circa duemila persone vivono a casa il dramma di vedere ogni giorno i propri ricordi svanire e altrettante stanno nelle case di riposo. Una realtà immensa, oggi trascurata, brutalmente nota come “vivere con un vecchio che ha l’Alzheimer”. La medicina può fare molto poco e l’assistenza sociale per lo più si arrende, debole per le scarse risorse. In generale le istituzioni temono l’onda d’urto di una domanda che non avrebbe risposte e sono in posizione di difesa. Nell’arco di 10-15 anni il numero di queste persone raddoppierà. Chiediamo al candidato Sindaco, di impegnarsi per:

1. potenziare tutti i servizi istituzionali, quelli legati ai servizi sociali, cercando nuove risorse per nuovi servizi (ad es. i centri diurni) e per sostegno o compensazione economica alle famiglie; attivare anche servizi pubblici di altro tipo come i trasporti facilitati, occasioni di incontro e intrattenimento, agevolazioni per la casa.

2. contribuire all’attivazione dei CLUB (CIRCOLI) DELLA MEMORIA uno in ogni rione. Saranno strutture/servizi non-istituzionali, espressione della solidarietà e sussidiarietà, delle capacità e delle risorse liberate nei rioni e quartieri, incentivate e sostenute dal Comune. Gruppi di volontari, associazione, parrocchie, gruppi di cittadinanza attiva e ogni forma di libera aggregazione saranno coinvolti per offrire accoglienza, protezione, sostegno a queste persone in cui la memoria vacilla; in spazi e locali accoglienti, piccoli, di impronta domestica; potrebbero essere appartamenti, case, locali a piano strada oggi non fruiti, resi disponibili dalle risorse locali o, ove possibile, anche dal Comune. Gli stessi familiari (come già accade ad esempio a Pordenone) possono diventare protagonisti non solo per i propri cari, ma anche per altri, ed esserne ricambiati. Le istituzioni affiancheranno questi percorsi con i propri operatori, in modo flessibile, personalizzato, senza ingabbiare i problemi in vincoli burocratici, con servizi più forti, perché nessuno possa pensare che l’istituzione deleghi ad altri la soluzione dei problemi

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Una risposta a D. Politiche Sociali

  1. mauriziorossi ha detto:

    mi sembra un buon programma

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