4. L’edilizia Pubblica e sociale/ Il PRG

4.1 L‘edilizia pubblica e sociale

Il punto di vista del Forum: la casa come diritto di cittadinanza

La questione della casa non può più essere affrontata individuando come unico operatore di riferimento extra mercato l’Ater, come di fatto avviene a Trieste dove il Comune ha dato delega completa all’Ater in materia di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) e di gestione del patrimonio immobiliare pubblico. Una delega che ha comportato la rinuncia alla costruzione di politiche per la casa e l’abitare di livello comunale e alla loro integrazione nei programmi di sviluppo e nelle strategie di pianificazione di scala urbana. Un atteggiamento i cui risultati non certo positivi sono sotto gli occhi di tutti. In primo luogo le 4.000 domande di assegnazione di alloggi presentate all’Ater e attualmente in attesa; domande di cui si prevede un difficile smaltimento a fronte della scarsità di risorse per la realizzazione di nuovi alloggi o per la ristrutturazione dei più di 600 appartamenti sfitti di proprietà dell’Ater. A ciò si aggiungono i problemi generati dalla costruzione di una graduatoria unica per le assegnazioni che, privilegiando i casi multiproblematici, porta a una loro concentrazione negli stessi stabili e quartieri, rendendo impossibile la creazione di mix sociale.

A Trieste, tra le questioni alle quali occorre dare risposte tempestive rientra in sostanza la ridefinizione del quadro dei ruoli e delle competenze riferiti alla “questione casa”, laddove nell’ambito dell’edilizia “sociale” e popolare non si può prescindere dal trovare un equilibrio tra costruzione di nuovi alloggi, recupero di quelli esistenti e rigenerazione di interi settori urbani, re-immissione degli alloggi sfitti, incremento da parte dell’operatore pubblico del proprio patrimonio immobiliare attraverso l’acquisto da privati. Ma soprattutto non si può prescindere dalla promozione di un ricco repertorio di programmi che sappiano realmente confrontarsi con la carenza di risorse pubbliche, ribadendo – nella negoziazione con i privati – il ruolo dell’amministrazione  comunale quale garante di obiettivi e finalità sociali.

Numerose esperienze condotte in ambito nazionale (in primis quella sviluppata a Torino) hanno concretamente dimostrato i risultati positivi che si possono ottenere dall’assegnazione al Comune del compito di costruire e governare politiche integrate per la casa e per la riqualificazione di parti consistenti della città, in grado di delineare un quadro complessivo della situazione degli alloggi, delle esigenze e delle domande provenienti da diverse componenti della popolazione, ma soprattutto di proporre soluzioni articolate e differenziate, adeguate a un quadro di bisogni  estremamente variegato, in un regime di risorse economiche scarse che impone all’amministrazione comunale la capacità di proporre progetti che attingano a canali di finanziamento diversificati (pubblici, come quelli regionali e ministeriali, e privati).

A tal fine, devono innanzitutto cambiare i rapporti tra Comune e Ater: al primo va riconosciuto il ruolo di ente preposto alla definizione di politiche per la casa e per l’edilizia sociale a livello cittadino, al secondo quello di ente “attuatore” degli interventi in materia di edilizia popolare.

Il Forum delinea alcune proposte da discutere e realizzare:

– Immobiliare Sociale Comunale (costituzione di un ufficio comunale che, attraverso incentivi economici e garanzie, favorisca l’accesso delle fasce deboli alla locazione privata);

– Progetti di housing sociale (regia del Comune nella promozione di investimenti immobiliari privati con rendimenti non speculativi, bilanciati da garanzie e agevolazioni pubbliche);

– Incremento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e sociale (ricorso del Comune  all’esercizio del diritto di acquisto di una parte degli alloggi realizzati da privati nell’ambito di grandi interventi di trasformazione ammessi dal Piano regolatore);

– Fondo immobiliare etico riservato ad investitori qualificati (per realizzare edilizia in locazione a canone calmierato);

– Fondo per il sostegno alla locazione (messa in atto delle procedure per l’accesso al Fondo Nazionale);

– Fondo salva sfratti (erogazione di un contributo a fondo perduto per evitare l’insorgere di morosità e sfratto esecutivo dei locatari di alloggi di edilizia privata);

– Progetti di mix sociale (articolazione di politiche e criteri di assegnazione degli alloggi di edilizia pubblica);

– Coabitazioni solidali (insediamento di giovani in quartieri di edilizia pubblica che, in cambio di un abbattimento significativo dei canoni di locazione, offrano ore settimanali di attività di volontariato);

“Condomini solidali” riservati agli anziani;

Cohousing e case giovani (creazione di alloggi con spazi e servizi condivisi);

Salvaguardie e garanzie a favore dei giovani che intendano acquistare un alloggio;

Residenze temporanee: l’albergo sociale (soluzioni di prima accoglienza temporanea, per far fronte a emergenze come sfratti o ordinanze di sgombero).

4.2 Il piano regolatore-Il punto di vista del Forum

Il Piano Regolatore Generale Comunale è lo strumento principale di cui si dota un Comune per governare le trasformazioni dello scenario fisico della città e del suo territorio. Le sue principali finalità dovrebbero essere due: rappresentare una visione complessiva, un progetto per la città; governare correttamente il rapporto tra gli interessi pubblici e collettivi di una comunità, e quelli privati, cioè dei singoli cittadini ed operatori.

Lo stato delle cose: il nuovo piano è bloccato

Il Comune di Trieste è dotato di Piano Regolatore Generale Comunale (Variante n. 66 entrata in vigore il 9 ottobre 1997), i cui vincoli sono decaduti nel 2002. La procedura di formazione di un nuova Variante generale al PRGC (n. 118) ha preso avvio nel 2007. La Variante n. 118 avrebbe dovuto essere definitivamente esaminata nella seduta del Consiglio comunale del 15 luglio 2010, che però è stata bloccata. L’iter formale si è così arrestato a un passo dall’approvazione, il cui termine ultimo è il 5 agosto 2011.

Tra gli scenari possibili vi è la riadozione della Variante n. 118 entro il 5 agosto 2011.

Le criticità della Variante n. 118

Per attenuare le debolezze della Variante n. 118 in sede di riadozione occorre essere consapevoli dei suoi elementi di criticità.

Dal punto di vista procedurale, la principale criticità attiene alla segretezza con cui l’Amministrazione ha deciso di sviluppare l’iter di Piano. La riadozione del piano, così come la costruzione di altri strumenti di pianificazione e progettazione dovrà quindi avvenire secondo formule partecipative.

Dal punto di vista tecnico, la ‘visione’ della città proposta dalla Variante n. 118 presenta notevoli lacune; se ne richiamano solo alcune:

– manca un progetto d’insieme e sostenibile per lo sviluppo economico della città;

– alla riduzione delle aree di espansione edilizia non si accompagna la formulazione di una chiara risposta sia all’elevata domanda di edilizia popolare, sia all’esigenza di reimmettere sul mercato la grande quantità di alloggi sfitti presenti in città;

– sfugge il disegno complessivo che ha orientato la dislocazione e le previsioni riguardanti le aree strategiche per lo sviluppo della città individuate dal Piano (Fiera, Campo Marzio, Area ex piscina Bianchi, Università …). Inoltre il destino del Porto vecchio rimane ancora incerto;

– in riferimento ai temi della mobilità, il Piano sostanzialmente si limita a prevedere la dislocazione di parcheggi un po’ dappertutto;

– si parla ben poco di periferie;

– il Piano prevede ben poco anche nel campo dei servizi.

Proposte del Forum

Le modifiche che potranno venire apportate in sede di riadozione e approvazione della Variante n. 118 non potranno essere sostanziali. Il compito che si pone quindi a chi governerà la città nella prossima legislatura è quello di affiancare il nuovo piano con altri strumenti di progettazione urbana e urbanistica capaci di lavorare su diverse questioni e scale (dalla mobilità alla trasformazione delle aree strategiche, dalla riqualificazione dei contesti periferici alla redazione di piani e politiche a tema su aree verdi, casa ed edilizia sociale, servizi, attrezzature e centralità collettive…). E questo al fine di ribadire e rafforzare il ruolo dell’attore pubblico quale guida e garante dell’interesse collettivo all’interno di processi di trasformazione e di riqualificazione urbana che oggi sono chiamati a coinvolgere attivamente il più ampio numero di soggetti sociali ed economici.

Il Piano Regolatore Generale è solo uno degli strumenti, anche se è quello più importante dal punto di vista giuridico, di un percorso ben più complesso ed articolato, che deve essere frutto di un processo civico e condiviso che ha nella partecipazione della comunità e nella trasparenza degli atti i due pilastri principali del suo funzionamento.

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