Piano quinquennale per concrete alternative alle case di riposo

Il Forum chiede che la nuova Amministrazione comunale predisponga un piano quinquennale di riduzione dei posti letti nelle case di riposo attraverso lo sviluppo di risposte realmente alternative al ricovero delle persone anziane.

Il tema sta al centro del pubblico dibattito in tutti i paesi europei ad alto tasso di invecchiamento della popolazione.

A Trieste ci sono più di 3000 anziani e anziane in casa di riposo, il tasso di istituzionalizzazione è tra i più alti, se non il più alto, in Italia. Il numero delle persone istituzionalizzate è rimasto stabile negli ultimi 15 anni grazie al fatto che l’ASS ha ritenuto prioritarie le politiche di contrasto all’istituzionalizzazione, e di conseguenza ha investito in azioni coerenti nei distretti sanitari.

Ravvisiamo alcune criticità dell’attuale sistema, fortemente ostative a un programma di superamento del ricovero in casa di riposo quale risposta centrale. Le questioni sono:

  • Siamo certi che il Comune sia a conoscenza di quanto veramente costi (al Comune e all’ASS) l’assistenza residenziale? Senza dati reali e trasparenti non è possibile programmare alternative sostenibili anche dal punto di visto economico;

  • Non esiste una ricerca seria che definisca un profilo pluridimensionale (socio-sanitario-economico) delle persone attualmente ricoverate nelle case di riposo pubbliche e private;

  • L’accreditamento delle case di riposo (pubbliche e private) avviene in base a criteri strutturali degli edifici e ambienti, e non in base alla qualità dei processi di cura nelle strutture residenziali per persone anziane;

  • La dotazione organica non è stata rivista, mentre il grado di non-autosufficienza della popolazione istituzionalizzata è enormemente aumentato. Le persone sono ricoverate in casa di riposo proporzionalmente più tardi (aumento del tempo di vita al proprio domicilio) grazie all’ampliamento e perfezionamento di aiuti domiciliari e alla capacità di molti anziani e anziane di opporsi al ricovero. Non esiste corrispondenza tra gli aumentati bisogni assistenziali e sanitari e l’incremento della dotazione organica;

  • Mancanza di strumenti amministrativi per la riconversione della spesa dedicata alla residenzialità (riconversione dei fondi per l’integrazione delle rette in spesa per domiciliarità per esempio).

L’attuale strumento per rafforzare l’assistenza a domicilio (da parte di famiglie e bandanti) è il Fondo per l’Autonomia Possibile (FAP)

L’impianto del FAP è buono, e certamente ha contribuito ad evitare/posticipare molti ricoveri. Ma i fondi FAP attualmente coprono circa il 20 % del fabbisogno. Ogni mese molte persone anziane e le loro famiglie non riescono a ottenere il contributo. L’incertezza sull’accesso ai fondi è totale e ciò fa sì che molte volte alle famiglie resta solo il ricovero in Casa di Riposo. Il FAP deve diventare una risorsa certa per le famiglie.

Strumenti innovativi

Chiediamo che la nuova amministrazione sviluppi azioni concrete su 2 piani:

  1. Predisporre atti amministrativi per poter riconvertire risorse oggi impiegate a sostegno dei ricoveri (fondi per l’abbattimento delle rette) in risorse per la domiciliarità. E se il caso, negoziare con la Regione un uso dei relativi trasferimenti in tal senso. Mettere in atto un’azione di filtro che preveda, prima di ogni ricovero e con il consenso della persona interessata, di verificare se un diverso utilizzo dei fondi stanziati per l’abbattimento retta possono permettere alla persona anziana di restare a casa propria. Non si tratta di negare servizi ma di offrire opportunità.

  2. Sviluppo concreto di azioni innovative e alternative al ricovero, come:

  • appartamenti di coabitazione di 3-4 anziani che si pagano in solido i servizi di assistenza. Le sperimentazioni sin qui fatte dimostrano la fattibilità, la sostenibilità e la possibilità di elevati standard e qualità assistenziali. Il Comune fino adesso non solo non ha favorito, ma ha osteggiato iniziative di questo tipo, mentre nel resto d’Europa tali iniziative sono sostenute materialmente e politicamente;

  • fare una campagna per l’attivazione del portiere solidale di caseggiato: una persona abitante nello stesso edificio o isolato che la sera ‘fa il giro’ delle persone fragili. Ai figli e agli anziani stessi verrà chiesto un contributo proporzionato alle loro possibilità economiche (si pensa a un “ticket” di non più di 100€/mese). L’amministrazione dovrà lavorare per trovare fondi dall’Unione Europea, da privati, da Fondazioni Bancarie, da progetti speciali del governo e della Regione. Va evidenziato come un’iniziativa di questo tipo possa anche creare posti di lavoro o comunque piccoli redditi aggiuntivi;

  • fare una campagna “Adotta una persona anziana”.

Chiudiamo con alcune domande:

vogliamo seriamente affrontare il fatto che gli anziani e le anziane NON VOGLIONO andare in casa di riposo e che chi ci va a stragrande maggioranza vi viene portato con la “frode e con l’inganno”?

Vogliamo prendere atto che il 99% delle firme sul foglio di consenso al ricovero sono false?

E’ vero che ci sono persone che si “autoricoverano”, perché hanno paura per la loro sicurezza, perché soffrono la solitudine e perché non vogliono “pesare” sui figli, ma: siamo proprio sicuri che il ricovero sia una risposta appropriata a questi problemi?

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