DIBATTO PUBBLICO “LA COOPERAZIONE SOCIALE”, Mercoledì 6 Aprile, Stazione Marittima

Mercoledì 6 aprile, Sala Oceania – Stazione Marittima ore 17,30

DIBATTO PUBBLICO

“LA COOPERAZIONE SOCIALE”

La Cooperazione Sociale

afferma che ogni persona che vive a Trieste, anche la più fragile, può portare un suo particolare e speciale contributo allo sviluppo di questa città;

afferma che il diritto alla salute, al lavoro, all’istruzione, a una vita dignitosa è una questione inderogabile e deve pertanto essere un impegno prioritario per qualsiasi schieramento politico si candidi al governo della città;

afferma che la capacità imprenditoriale della cooperazione sociale, guidata dal principio della “mutualità interna” – il massimo beneficio possibile ai propri soci – , incide positivamente anche sul generale sviluppo locale producendo “mutualità esterna”.

2008, I numeri della Cooperazione sociale:

cooperative di tipo A – totale occupati 1.457

cooperative di tipo B – totale occupati 699

totale persone svantaggiate inserite in cooperative di tipo B 249(36% degli occupati)

cooperative della provincia di Triesteiscritte all’Albo delle cooperative sociali 57

Il Comune e altre agenzie pubbliche erogano ogni anno circa 650 borse di formazione lavoro per soggetti svantaggiati. Sono circa 60/70 le persone che ogni anno concludono positivamente tale percorso con un’assunzione, di cui il 50% è assunto dalla cooperazione sociale.

L’economia regionale, come quella di tutto il paese, sta vivendo una profonda crisi strutturale. Questa crisi, su cui da molto si dibatte, è contraddistinta da processi che colpiscono la produzione, l’occupazione e il lavoro. Il sistema delle imprese cooperative finora è riuscito, seppur con fatica e richiesta di sempre maggior flessibilità, ad affrontare gli impatti della crisi meglio di altri settori: vorremmo quindi mettere a fuoco quali potrebbero essere gli strumenti da condividere per il consolidamento e lo sviluppo della cooperazione sociale nel Comune di Trieste.

A CHI SI CANDIDA A GOVERNARE LA CITTÀ CHIEDIAMO UN IMPEGNO

per coinvolgere le cooperative sociali nella programmazione e progettazione delle politiche sociali ed economiche: le Pubbliche Amministrazioni devono coinvolgere le cooperative sociali nei tavoli di programmazione e progettazione delle politiche del territorio per stimolare e far crescere la capacità d’impresa e innovazione, e la capacità di dare voce ai diritti dei soggetti fragili propria della cooperazione sociale.

per lo sviluppo di un Distretto dell’Economia Sociale che connetta la cooperazione sociale alla città e avvii nuovi progetti e iniziative imprenditoriali. Chiediamo nella provincia che: riunisca soggetti pubblici e privati orientati alla produzione di beni e servizi d’interesse generale; adotti sistemi e strumenti di rendicontazione sociale e di sostenibilità ambientale; promuova la crescita di conoscenza, competenza e responsabilità dei cittadini al fine di renderli maggiormente coinvolti nei contesti decisionali istituzionali e nei sistemi di governo delle cooperative sociali; favorisca l’utilizzo di beni immobili non utilizzati o dismessi di proprietà pubblica per progetti e/o iniziative imprenditoriali promossi dalle cooperative sociali, facilitando l’accesso a specifiche fonti difinanziamento-previste dalle normative regionali o dai soggetti privati territoriali- per la costruzione, ristrutturazione e l’ammodernamento di tali edifici; preveda forme d’incentivo, anche attraverso la riduzione o la non applicazione di tasse o imposte locali (occupazione suolo pubblico, Tarsu/Tia, ecc.), per progetti realizzati da cooperative sociali che producano un significativo impatto sul territorio in termini di benefici sociali e/o occupazionali per persone provenienti dall’area dello svantaggio.

– per utilizzare modalità di affidamento dei servizi condizionando il valore del criterio di aggiudicazione al massimo ribasso con altri criteri che valorizzano la qualità e permettono il raggiungimento delle finalità di interesse pubblico proprie della cooperazione sociale. Nel caso delle gara d’appalto, i criteri di aggiudicazione non potranno mai essere quelli del massimo ribasso e le basi d’asta dovranno, comunque e sempre, garantire i livelli retributivi e normativi previsti dai contratti nazionali di lavoro per i lavoratori, oltre a contenere la giusta remunerazione del servizio richiesto necessaria ad assicurare standard di qualità adeguati.

Le Cooperative Sociali B -di inserimento lavorativo- chiedono

di garantire il diritto al lavoro: promuovere l’affidamento di beni e servizi alle cooperative di inserimento lavorativo attraverso l’applicazione delle clausole sociali per gli appalti sopra soglia comunitaria. Ciò può concretizzarsi richiedendo alle imprese una percentuale di almeno il 20% di inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati e riconoscendo al progetto formativo e al relativo tutoraggio un ulteriore punteggio per l’aggiudicazione della gara d’appalto.Nell’interesse della collettività l’amministrazione comunale ha il dovere, anche attraverso le gare d’appalto, di incrementare l’occupazione per le cooperative che inseriscono persone dell’area dello svantaggio, garantendo loro il diritto al lavoro e a una vita dignitosa ed evitando forme di assistenzialismo che graverebbero sulla comunità tutta. Uno dei modi per raggiungere questo obiettivo è riservare alle cooperative sociali di tipo B almeno il 5% del budget delle esternalizzazioni comunali e di quelle degli enti a partecipazione comunale.

di valorizzare i processi di formazione/affiancamento: gli inserimenti lavorativi realizzati dalla cooperazione sociale di tipo B sono veri e propri percorsi formativi e di tutoraggio in cui soggetti svantaggiati acquisiscono capacità e competenze professionali. Il Comune deve riconoscere questo processo e valorizzarlo all’interno delle politiche cittadine di sua competenza. Se la normativa riduce il costo del lavoro dei soci disagiati, va detto che tutto ciò riesce a malapena a compensare i maggiori oneri che le cooperative sostengono per la formazione del personale, il tutoraggio, e, talvolta, la minor produttività.

Le cooperative socialisono una porta di accesso al collocamento di grande valore

Se domani la cooperazione sociale non potesse più esercitare il suo mandato, sappiamo che chi oggi lavora come socio sarebbe assorbito da ditte “normali”. Ma, chi si assumerà il carico di inserire nuove persone con difficoltà, di assumerle e formarle? È certo che saranno nuovamente le famiglie e i servizi socio-sanitari in affanno a farsene carico.

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2 risposte a DIBATTO PUBBLICO “LA COOPERAZIONE SOCIALE”, Mercoledì 6 Aprile, Stazione Marittima

  1. michela ha detto:

    occhio che nel titolo c’è scritto martedì 6 aprile ma il 6 è mercoledì

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