Punti di vista: 3- Il Piano Regolatore

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Una risposta a Punti di vista: 3- Il Piano Regolatore

  1. william starc ha detto:

    Complimenti , la scheda sul Piano regolatore è comprensiva da parte di tutti e non solo dagli addetti ai lavori. Vorrei a riguardo esporre una serie di punti su cui attivare un dibattito volto a dare ai futuri amministratori elementi importanti per altre decisioni .
    1) credo che non si debba far assumere al Sindaco pure la delega all’urbanistica, come avviene oggi non solo per il comune di Trieste ma pure per Muggia e Duino Aurisina; voglio ricordare che Trieste è il capoluogo di Regione ed aspira ad esserlo per l’Euroregione, quindi il fare urbanistica a Trieste significa porsi in una logica di sperimentazione e anticipazione di modelli che devono essere raccolti dal legislatore per tradurli in norme e regolamenti a valenza territoriale regionale e questo richiede oltre l’individuazione di persona politicamente preparata(in senso di sapere cosè la polis), anche presenza a tempo pieno, cosa che un sindaco per il suo ruolo istituzionale non può svolgere.
    2) Il continuo declino demografico di Trieste non comporta solo un sottoutilizzo del patrimonio edilizio, in tutte le sue funzioni, abitative, di servizio ecc, ma pure un sottoutilizzo delle urbanizzazioni esistenti , opere a rete in principal modo. A maggior ragione non si capisce perchè la città deve ulteriormente consumare suolo espandendosi e saturando le poche aree libere, con costi crescenti per il mantenimento delle urbanizzazioni che ciò comporta. Il carico insediativo reale del volume edificato oggi esistente è sottodimensionato, non ha senso parlare di capacità insediativa della città se non si fanno i conti con cosa questo significa realmente per il dimensionamento dei servizi. Il continuo gioco al ribasso è funzionale a stralciare aree per servizi e quindi favorendo solo la rendita fondiaria, visto che a Trieste è prevalente la costruzione di nuove abitazioni in aree libere piuttosto che procedere al recupero dell’edificato. Va ricordato a tal proposito che l’Ater ultimamente è intervenuta in ex aree pubbliche (caserme) o ha rilevato da privati nuove costruzioni, svilendo quel ruolo che l’intervento pubblico ha assolto nel corso degli anni nel riequilibrio dei valori fondiari.
    In alcune esperienze europee si possono trovare le soluzioni a tali problematiche.
    3) Ha ancora senso, dopo la caduta del confine, per una città che è capoluogo di Regione e che aspira ad essere capoluogo di Euroregione, un Piano regolatore racchiuso nei limiti amministrativi del Comune? O avrebbe più senso concertare con le realtà limitrofe un Piano struttura su cui delineare gli elementi strategici di questo territorio(sovraprovinciale o sovranazionale con Monfalcone, Koper e Sesana) e far convergere iniziative, risorse umane e finanziarie, e condividere azioni coerenti a livello infrastrutturale, per garantire prospettive di sviluppo organiche e sostenibili.
    3)Nel concetto di riuso, valorizzazione, manutenzione del terrritorio comunale, un particolare riguardo lo assume la rete infrastrutturale divenendo determinante e strategica quella ferroviaria. Le migliori esperienze in campo territoriale ed urbanistico in ambito europeo, sono quelle che hanno costruito il divenire delle città sulla rete dei trasporti.
    Infatti se oggi lo sviluppo si concentra in quei territori che sono in rete, Trieste che vanta una tradizione notevole sia sul trasporto su gomma che su ferro e sull’interscambio con i sistemi su acqua, va recuperata puntando a valorizzare tale apetto. L’idea della metropolitana leggera, che per concretizzarsi deve avere un bacino di utenti minimo di 450.000 abitanti, deve puntare a due obbiettivi fondamentali, il collegamento con Koper, costruendo i 7 chilometri mancanti di binario, e individuando nello strumento urbanistico non solo le aree per le stazioni urbane ma ridefinendo le destinazioni d’uso delle aree su cui insistono infrastrutture ferroviarie per non favorire i fenomeni di speculazione edilizia.
    4) Oggi le competenze in merito di viabilità e trasporti sono ripartite in capo a più soggetti: il Comune cura la viabilità comunale, il piano del traffico, il piano dei parcheggi, il piano delle piste ciclabili; la Provincia cura la viabilità provinciale, molta di questa oggi, per lo svilupparsi del territorio, assolve più competenze assimilabili a quelle di viabilità urbana, il piano della viabilità extraurbana, il piano delle piste ciclabili provinciali, gestisce i finanziamenti per il trasporto pubblico e per le piste ciclabili comunali; l’azienda Trieste Trasporti gestisce il trasporto pubblico su gomma, su ferro(tram) su acqua (vaporetti); la Regione predispone il piano del trasporto pubblico locale e ripartisce i fondi alla Provincia e alla Trieste Trasporti. In questa moltitudine di soggetti pubblici e S.p.a. è difficile trovare volontà e obbiettivi comuni ma a maggior ragione bisogna perseguire l’obbiettivo di qualificare e integrare i sistemi di mobilità. A tal proposito il Piano regolatore deve rendere coerenti attraverso gli strumenti più idonei le politiche che ogni soggetto istituzionalmente è chiamato a svolgere.

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